Fante e gli altri

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La mostra di John Fante alla UCLA

Mostra Fante

Gli sembrò di trovare un tesoro, una miniera d'oro la prima volta che ebbe accesso ai documenti di John Fante. Non tanto perché si trattava dello scrittore che amava da sempre e su cui aveva deciso di effettuare una ricerca biografica, quanto per la mole di materiale inedito scoperto, che la moglie Joyce aveva pazientemente messo da parte negli anni. Materiale che gli sarebbe servito per scrivere una densa biografia ('Una vita piena. Biografia di John Fante') e regalare ai lettori fantiani una raccolta di diciassette racconti inediti dal titolo 'La grande fame'. A ricordarlo è Stephen Cooper durante il suo lungo intervento alla UCLA (University of California, Los Angeles) sullo scrittore italoamericano originario di Torricella Peligna, lo scorso 10 marzo, in occasione dell'apertura ufficiale della mostra 'John Fante: A Life in the Works'.

Per Cooper non è stato certo facile conquistare la fiducia della vedova di Fante, ma una volta entrato in sintonia con lei, fu l'unico a poter mettere ordine nei numerosi documenti dello scrittore. Dal 2009, per volontà dei figli Victoria, Dan e Jim, questi documenti sono custoditi nell'Archivio John Fante della biblioteca Charles E. Young Research, Department of Special Collections della UCLA, a Los Angeles, dov'è stata allestita una bellissima mostra con parte del materiale, visitabile fino al prossimo settembre (è stata posticipata di tre mesi).

All'evento inaugurale erano presenti più di cento invitati, dai membri della famiglia Fante (mancava solo Dan che era in Spagna per la presentazione di un suo libro), a Richard Schave e Kim Cooper (gli organizzatori del tour fantiano nella Los Angeles Downtown dove lo scrittore ha ambientato i suoi primi romanzi), fino a Linda Bukowski. E non è un caso che ci fosse anche lei visto che bisogna ascrivere a 'Hank' gran parte del merito della riscoperta di John Fante. Non tanto perché lo ha citato nel suo romanzo 'Donne' (1978), quanto perché riuscì a convincere il suo editore, John Martin della Black Sparrow Press, a ripubblicare negli anni Ottanta tutti i suoi scritti.

Dell'ammirazione di Bukowski c'è ovviamente traccia anche nella mostra. Spicca, infatti, una sua lettera piena di gratitudine verso Fante in cui dichiara quanto le sue opere l'abbiano aiutato a vivere. I documenti interessanti selezionati sono anche altri, tutti organizzati in ordine cronologico dal ricercatore Daniel Gardner. Si parte dall'infanzia di Fante trascorsa nel Colorado (è nato a Denver nel 1909 da genitori italiani: il padre Nick era abruzzese, di Torricella Peligna, mentre la madre Mary lucana, nata a Chicago). In alcune foto scopriamo Fante chierichetto (si è formato dai gesuiti) e giocatore di baseball (una passione sportiva descritta nelle sue opere letterarie e che ritroviamo anche nel suo tenerissimo album scolastico, presente nella mostra, in cui sfilano ritagli di giornale di battitori e lanciatori preferiti).

Si passa poi agli anni Trenta con l'inizio dell'attività letteraria di Fante e il suo trasferimento in California. In questa sezione primeggiano le vecchie edizioni di 'Aspetta Primavera, Bandini' (1938), 'Chiedi alla polvere' (1939) e 'Dago Red' (1940), ma anche i numeri della rivista «The American Mercury» in cui il suo mentore H. L. Mencken gli fece pubblicare i suoi primi racconti. Di questo periodo e del decennio successivo sono anche i dattiloscritti di opere inedite esposti, come 'Fish Cannery' e soprattutto 'The Little Brown Brothers', il romanzo sugli operai filippini in California che avrebbe dovuto rappresentare per Fante il suo ingresso definitivo nell'Olimpo dei grandi scrittori americani e che fu invece clamorosamente rifiutato dal suo editore.

Fante ebbe anche un'intensa attività di sceneggiatore a Hollywood, durata più di quattro decenni e dettata prevalentemente dalla necessità di mantenere la sua famiglia. Nella mostra ci sono diversi manifesti originali e altri documenti dei suoi film. Non poteva mancare 'Full of Life' (1956) di Richard Quine, con Judy Holliday e Richard Conte, tratto dal suo omonimo romanzo (1952). Fante scrisse per questo film la sua sceneggiatura di maggior successo, che gli fruttò anche una nomination ai Writers Guild of America. Un destino fortunato ebbe anche il romanzo che divenne subito un bestseller. Inizialmente pensato da Fante come continuazione della saga Bandini, la copia esposta nella mostra porta i cambiamenti dell'editore, il quale sostituì il nome di Arturo Bandini con quello di John Fante per farlo passare come opera autobiografica.

Il regista più importante con cui Fante collaborò (anche se con poca soddisfazione) fu sicuramente Orson Welles. Per il suo film documentario 'It's All True' (uscito postumo nel 1993) scrisse la sceneggiatura 'My Friend Bonito', da un soggetto di Robert Flaherty (episodio inserito nel film), e 'Love Story', un racconto (rimasto inedito) che narra dell'innamoramento di una coppia di italoamericani e che Fante presentò a Welles (in cerca di storie vere) come un fatto realmente accaduto ai suoi genitori. Da una lettera che lo scrittore indirizza ai suoi (presente nella mostra) apprendiamo, invece, che si tratta di una storia inventata.

L'itinerario espositivo prosegue con delle lettere e cartoline scritte da Fante alla moglie e ai figli durante i suoi soggiorni in Italia (Roma e Napoli) nel 1957 e nel 1960, in cui era impegnato a scrivere sceneggiature per il produttore Dino De Laurentiis. Di questo periodo sono anche alcune lettere dei suoi amici più cari, Carey McWilliams e William Saroyan, foto di famiglia mai rese pubbliche, manoscritti e dattiloscritti con le sue correzioni a mano. In mostra persino una curiosissima preghiera di Fante indirizzata direttamente al Signore (espediente tipico della letteratura confessionale che ritroviamo in diversi suoi scritti), in cui lo scrittore chiede di ritrovare la chiarezza di spirito della sua infanzia e promette di riavvicinarsi alla religione. Questi sono gli anni successivi al maccartismo e Fante fu spesso chiamato a scrivere sceneggiature per il cinema e la televisione su tematiche cattoliche, tra cui la storia di Giuseppe da Copertino, 'The Reluctant Saint' ('Cronache di un convento', 1962), diretto da Edward Dmytryk, che gli valse un altro premio alla sceneggiatura,

Su uno schermo, all'entrata della biblioteca, scorrono le sequenze dei film sceneggiati da Fante, come anche quelle dei documentari a lui dedicati e dei film tratti dai suoi romanzi, tra cui il celebre 'Aspetta primavera, Bandini' (1989), con l'attore italoamericano Joe Mantegna nei panni di Svevo Bandini, girato dal belga Dominique Deruddere e prodotto da Francis Ford Coppola. Di quest'ultimo è nota la passione per l'opera di Fante, tant'è che nel 1975 pubblicò a puntate sulla sua rivista 'City' il romanzo da cui voleva trarre un film, 'La confraternita dell'uva'. A firmare la prefazione apparsa sulla rivista è, invece, un altro fantiano storico, Robert Towne, lo sceneggiatore regista che quarant'anni dopo avrebbe diretto Collin Farrell e Salma Hayek nel film 'Chiedi alla polvere' (2006).

Nella mostra c'è anche una bellissima Underwood Five degli anni Sessanta. Si tratta di una delle tante macchine da scrivere di Fante. E' circondata da numerosi documenti raccolti sotto il titolo 'John Fante nel mondo' a testimonianza della popolarità dello scrittore fuori dai confini americani. Tra le copie dei romanzi tradotti e 'Americana' di Elio Vittorini (1941), spiccano i cataloghi del Festival letterario 'Il Dio di mio padre' che ogni anno il comune di Torricella Peligna dedica a John Fante per aver fatto trasmigrare nei suoi capolavori l'Abruzzo di suo padre Nick.

Giovanna Di Lello
 
6
maggio
2011
© Riproduzione riservata

4 commenti:

Paola  (08/05/2011 - 10.10)
aspettiamo con ansia la nuova edizione del Festival in quella "parte d'Italia in cui la miseria era spettacolare quanto i ghiacciai circostanti"...
giovanna di lello  (19/05/2011 - 20.40)
Ciao Paolo: la VI edizione del Festival letterario si terrà da venerdì 19 a domenica 21 agosto 2011 nella consueta cornice di Torricella Peligna. A presto
giovanna di lello  (19/05/2011 - 20.41)
intendevo Paola...
anonima  (15/06/2011 - 00.21)
MERAVIGLIA! fatela arrivare anche in Italia. le locandine e le sceneggiature o le foto sui set sono assolute novità.

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