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Damiani, la leggerezza in versi

di Andrea Cati

claudiodamianimidi

 Una delle voci più apprezzate della poesia contemporanea: Claudio Damiani, poeta nato nella zona del Gargano e vissuto sin dall'infanzia a Roma. Nel 2010 è stato pubblicato il volume antologico "Poesie" dall'editore Fazi, una raccolta che contiene il meglio di tutta la produzione poetica di Damiani, dal primo libro "Fraturno" (1987) agli inediti de "Il fico sulla fortezza" (2008).

A quale età ha iniziato scrivere?

 Ho iniziato a scrivere intorno ai sedici-diciassette anni, sul finire del liceo. Avevo due cari amici artisti, Giuseppe Salvatori e Felice Levini, oggi tra i migliori artisti del nostro panorama nazionale e tuttora carissimi amici; be' stavamo sempre insieme, parlavamo di arte e progetti culturali. Sentivo che dovevo fare qualcosa di artistico anch'io, di dipingere non me la sentivo, non mi sentivo alla loro altezza. Pensai allora di mettermi a scrivere poesie. Da allora non ho più smesso. Chissà, forse ero portato...

C'è nella sua vita un luogo preposto in cui scrive poesie?

No, scrivo dovunque. Ho notato che i luoghi non mi influenzano affatto, e neanche i tempi, credo. La mia scrittura é come uno sgocciolamento, ho sempre scritto piuttosto poco ma continuamente, praticamente senza mai interrompermi. Anche mi rendo conto sempre di più di scrivere, in poesia, un unico libro, a cui ogni anno aggiungo qualcosa. Cosa non nuova del resto, anzi piuttosto antica.

Quali sono le letture che hanno lasciato il segno nella sua formazione di uomo e poeta?

Nella poesia italiana soprattutto Petrarca e Pascoli, che trovo attualissimi e vivi, poi ho amato molto i latini e i classici cinesi, oltre a Omero ovviamente, che oltre a origine della poesia, é origine anche della nostra civiltà occidentale. Tra latini e cinesi c'é una grande vicinanza, che aveva già intuito Pound. Negli ultimi tempi leggo e mi influenza molto anche la scienza. Penso anche che tra arte e scienza ci sia oggi una crescente unione, laddove in passato c'erano stati un po' di problemi.

 Passiamo all'antologia "Poesie". Ho trovato i suoi versi delicati, pieni di una leggerezza capace di scendere dritta fino al nocciolo delle questioni nodali dell'esistenza. E' una scelta quella di adottare un linguaggio così chiaro che, come ben scrive Lodoli nella prefazione, "non divaga e non si distrae in inutili acrobazie stilistiche"?

La chiarezza in poesia non vuol dire semplificazione, anzi, può voler dire il contrario. Proprio nel vedere limpidamente un problema, quel problema é posto in tutta la sua complessita', e drammaticita'. Il linguaggio semplice poi non l'ho scelto io, ma io credo che mi abbia scelto lui. C'è qualcosa anche indubbiamente in me di reattivo: la tanta oscurità trascorsa, in poesia, ha spesso mascherato il vuoto, l'assenza di vera vocazione, di vero talento.

Ci sono temi che tornano frequenti nel suo percorso poetico: la famiglia, i figli, la figura del padre, la morte, l'accettazione incondizionata della caducità dell'esistenza, il rapporto con la natura e gli insegnamenti che da essa trae. C'è qualcos'altro?

Be' c'è il tema del tempo, di cercare di capire che diavolo esso sia, perché nel tempo tutto avviene, e il tema dell'abbandono anche, le case abbandonate, i cani abbandonati, noi stessi abbandonati, il tema dell'eroismo della nostra vita, della materia madre, che ha la vita in sè, del fatto che tutto vive e siamo, tutti, persone animali e cose, sacri, ("Siamo sacri alla morte - diceva Orazio - noi e le nostre cose"). L'accettazione della caducità dell'esistenza non è peró in me, come lei dice, "incondizionata", ma qualcosa di molto problematico, diciamo che faccio dei tentativi, esploro un po' a tentoni anche ciò che mi sembra non caduco. Come diceva il grande Michelstaedter: "in fondo non muore che ciò che nasce".

In definitiva la sua poesia mi sembra chiara espressione di un percorso di saggezza, di un cammino di pace ...

Camminare mi piace, siamo esseri che camminano. L'essere stesso è un lento cammino, che si svolge nel tempo, potremmo dire un cammino fatto di tempo, dall'energia alla materia e alla vita. Penso che anche le piante, che non camminano, ma stanno ferme, hanno un loro cammino di saggezza. E hanno molto da insegnarci, oggi più che mai.

 
23
luglio
2011
© Riproduzione riservata

5 commenti:

Andrea Cati  (23/07/2011 - 14.24)
Un assaggio della poesia di Claudio Damiani dalla raccolta Poesie:

Dal mio piccolo punto di vista
vedo l?universo. Un rettangolino.
Il mio terrazzo. È la note di maggio calda
e fresco, una brezza mite spira
che mi rinfresca della giornata afosa.
L?universo non credo sia diverso
dal nostro mondo: dopo tanto pensare,
tanto meditare sono convinto non solo
che quell che sta sulla terra sta un po? dovunque nel cielo
ma anche che quello che sta nel cielo
sta un po? qua e là sulla terra.
Allora dico: non immaginiamoci cose tanto strane
ma guardiamo quello che ci sta vicino,
lasciamoci ferire dalla sua bellezza
e nella sua sapienza riposiamo il cuore.
Giulia   (23/07/2011 - 23.10)
Dal mio piccolo punto di vista
vedo l'universo.

c'è tutto!
Betty  (24/07/2011 - 09.45)
Concordo in pieno, non c'è separazione tra terra e cielo, tra felicità e dolore, tra noi e l'altro. La chiusa della poesia è semplicemente emozionante e dovrebbe essere un monito per tutti :"non immaginiamoci cose tanto strane
ma guardiamo quello che ci sta vicino,
lasciamoci ferire dalla sua bellezza
e nella sua sapienza riposiamo il cuore"
Daniela Quieti  (25/07/2011 - 23.48)
Una profondissima leggerezza in versi, un'intervista davvero interessante. Complimenti, Andrea !
monica martinelli  (26/07/2011 - 14.00)
Grande poesia quella di Claudio Damiani, profonda e universale, che cerca l'essenza delle cose nella natura, negli affetti e nei gesti di tutti i giorni. C'è anche una forte musicalità nei suoi versi e uno spirito di condivisione con la storia e la sua ciclicità. Un poeta da leggere e rileggere.
Monica

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